DIAFRAMMA E PROFONDITÀ DI CAMPO
 

Assieme alla velocità di scatto, il diaframma è il secondo meccanismo fisico che determina il risultato finale dello scatto. Situato nell’obiettivo, regola la luce che arriva alla pellicola e la zona messa a fuoco davanti e dietro al soggetto, cioè la profondità di campo… . Nelle macchine completamente automatiche, il diaframma è regolato dalla fotocamera senza avere la possibilità di impostare un valore desiderato. Quindi per spiegarne il funzionamento, prendo come riferimento una reflex che ha il controllo completo sul diaframma.

Indice:
IL DIAFRAMMA: COME FUNZIONA E A COSA SERVE

Il diaframma ha lo stesso scopo e funziona come l’iride dell’occhio umano: regola la quantità di luce che arriva alla pellicola (o al sensore), rispettivamente alla retina. Per restare sull’occhio: in base all’intensità di luce in cui ci si trova, il cervello, per proteggere la retina, regola l’iride in modo da far arrivare una quantità di luce ottimale alla retina per vedere correttamente. Più l’iride si dilata, più luce arriva sulla retina (è il caso in cui c’è poca luce, come di sera o di notte), mentre più si chiude, meno luce lascia entrare (succede per esempio in una bella giornata soleggiata). Per capire e vedere questo meccanismo in modo pratico puoi fare un piccolo esperimento: ti serve una pila normale (per la tua incolumità non usare un faretto che illumina fino a 2 km di distanza!) e uno specchio (quello del bagno andrà benissimo). Spegni tutte le luci della stanza e avvicinati allo specchio fino a quando vedi bene l’iride del tuo occhio (per intenderci il “buco nero” in mezzo all’occhio). Dovrebbe essere abbastanza dilatato (questo dipende dall’oscurità della stanza in cui ti trovi). Adesso, puntati la pila negli occhi e vedrai che l’iride si restringe. Prova più volte per vederne l’effetto. Questo tipo di meccanismo è stato adottato anche nelle macchine fotografiche. Per regolare la luce che arriva sulla pellicola, si regola il diametro del diaframma. Più il diaframma è aperto, più luce giunge alla pellicola, più il diaframma è chiuso, meno luce colpirà la pellicola.

Analogia con l'occhio umano:

Diaframma apertoDiaframma chiusoAttenzione: visto che, come detto prima, il diaframma è una delle cose che regola la quantità di luce, occorre tener conto anche delle altre  perché la fotografia finale è influenzata direttamente (per quanto riguarda l’esposizione) anche dalla velocità di scatto, dalla regolazione del diaframma e dalla sensibilità della pellicola (ISO). Vedi la spiegazione sull’esposizione per capire come sono collegati tra loro questi tre fattori sopra elencati.
Per continuare la spiegazione sul diaframma, uso come presupposto che la velocità di scatto non si possa cambiare, quindi che sia fissa (per esempio un 1/200 di secondo cioè 0.005 sec.) e che la pellicola sia per esempio ISO 200, perciò la luce dipende solo dal diaframma utilizzato. Ma torniamo al dunque:

Ecco due esempi pratici: per scattare delle fotografie in un posto relativamente scuro, come in una chiesa, di sera, in ombra, ecc., bisognerà utilizzare un diaframma abbastanza aperto per cogliere al massimo la poca luce presente. Mentre per fotografare quando c’è una luce molto forte, come ad esempio in pieno sole a mezzogiorno o sulla neve, per ridurre la luce che arriva alla pellicola, bisogna chiudere il diaframma. Per capire meglio ecco due situazioni opposte:

I caso di poca luce

Pca luce
Pca luce
Quando c'è tanta luce
Tanta luce
Tanta Luce

Il diaframma si trova all’interno dell’obiettivo come indicato nelle figure qui sopra ed ha una posizione ben precisa.  Meccanicamente è formato da una serie di lamelle che vengono azionate dalla rotazione di una ghiera gestita  dal sistema elettronico di esposizione o in certi obiettivi manualmente dal fotografo. Oltre che regolare la luce, col diaframma si controlla anche la profondità di campo.

I VALORI DI DIAFRAMMA

Per poter determinare di quanto è aperto o chiuso il diaframma, si utilizza un metodo abbastanza semplice che tiene conto della lunghezza focale dell’obiettivo rispetto al suo diametro. Il vantaggio di questo metodo è quello di funzionare con tutti gli obiettivi così d’avere un sistema standard per tutti. In pratica per trovare il valore f  partendo dalla situazione in cui il diaframma è completamente aperto, si divide la focale per il diametro massimo che può avere il fascio di luce che passa attraverso l’obiettivo. In pratica se ho un obiettivo di lungheezza focale 50mm che ha un diametro della lente frontale di 25mm, il calcolo per trovare il suo valore f o luminosità massima è lunghezza focale/diametro, 50/25 che da 2. Quindi f 2 o f/2 o 1:2 sta ad indicare la luminosità dell’obiettivo dove f è la lunghezza focale (esempio 50mm) e 2 è il rapporto tra la focale e il diametro.
Lasciando perdere i calcoli, è importante sapere che se apro il diaframma di uno stop (vedi esposizione), la luce che arriva sulla pellicola raddoppia, mentre chiudendolo dimezza. Con la seguente tabella è più facile orientarsi e capire meglio cosa cambia utilizzando valori diversi:

Scala dei valori di diaframma principali
Passando da un valore all’altro, la luce che arriva alla pellicola cambia. Se passo ad esempio da f 1,4 a f 2,0 la luce dimezza, mentre se da f 32 vado a f 22 la luce raddoppia. Ogni salto da un valore principale all’altro raddoppia o dimezza la luce sulla pellicola, quindi si utilizza il seguente metodo per determinare la luminosità: aumento o diminuzione di luce sulla pellicola = 2 xnumero di salti (diaframmi). Esempio pratico: se parto da f 8 e imposto il diaframma a f 22, avrò fatto 3 “salti” (f 8 > f 11 > f 16 > f 22) quindi, visto che chiudo il diaframma avrò diminuito la luce che arriva sulla pellicola di 2x2x2 = 8 volte, perciò avrò 1/8 della luce rispetto all’utilizzo del diaframma su f 8. Se invece apro il diaframma da f 2,8 a f 1,4, la luce sulla pellicola aumenta di 2x2 = 4 volte. Utilizzando quindi valori “di f “ piccoli, il diaframma sarà molto aperto e lascerà entrare molta luce, mentre per valori grandi il diaframma sarà molto chiuso ed entrerà poca luce. Ecco un esempio di un obiettivo che ha la luminosità massima (diaframma completamente aperto) di f 2,8. Sopra ci sono i valori del diaframma  e sotto il rapporto di luminosità rispetto al f 2,8:
Scala dei valori di diaframma

Per essere più precisi nell’esposizione, sono stati introdotti dei valori di diaframma intermedi, permettendo di fare delle regolazioni fino ad 1/3 di stop. Quella principale utilizzata sopra, come visto, ad ogni cambiamento del valore di diaframma la luce raddoppia o dimezza (+1 stop = raddoppio, -1 stop = dimezzamento della luce sulla pellicola). La scala più precisa suddivide i valori principali in terzi di diaframma, con un cambiamento di luce pari a circa 0,7 volte ogni salto. Ecco la sequenza con i valori principali in grassetto:

f/ 1,4 – 1,6 – 1,8 – 2 – 2,24 – 2,5 – 2,8 – 3,2 – 3,5 – 4 – 4,5 – 5 – 5,6 – 6,3 – 7,1 – 8 – 9 – 10 – 11 – 12,6 – 14 – 16 – 18 – 20 – 22 – 25,3 – 28 – 32

Se avete la possibilità sulla vostra macchina fotografica di impostare manualmente l’esposizione (indicato come funzione M), provate a impostare una velocità di scatto fissa, per esempio 1/200 di sec, e cambiate il valore del diaframma per vedere cosa succede. In questo modo pratico sarà più semplice capire quello che ho scritto qui sopra. Ecco il risultati che dovreste ottenere impostando una velocità di scatto fissa (qui ho usato 1/400 di secondo):

Differenti stop

Per scegliere il diaframma che si vuole utilizzare si può utilizzare il programma di esposizione manuale M o quello a priorità di apertura indicato a dipendenza della casa costruttrice con A o con Tv. Utilizzando il manuale bisogna impostare la velocità di scatto e il diaframma, mentre per la priorità di apertura si imposta il diaframma manualmente e la macchina calcola il corretto tempo di scatto per avere una corretta esposizione.

Diversi programmi per la scelta dell'esposizione second il diaframma impostato
LA PROFONDITÀ DI CAMPO

Come “effetto collaterale” che però è fondamentale, il diaframma determina anche la profondità di campo. Essa indica la quantità di spazio in cui l’immagine può essere considerata ancora nitida e quindi a fuoco. Difatti più la profondità di campo è grande, più “cose” nella foto resteranno nitide o a fuoco, mentre più la profondità di campo è piccola, meno “cose” saranno messe a fuoco. Essa è determinata dal diaframma impiegato, dalla lunghezza focale dell’obiettivo e dal punto di messa a fuoco. Negli obiettivi grandangolari la profondità di campo è maggiore rispetto ai teleobiettivi (vedi obiettivi). Restando sul diaframma: utilizzando un diaframma chiuso, la profondità di campo è grande, mentre se il diaframma è più aperto la profondità di campo sarà più piccola.

Di seguito ho riportato tre immagini scattate con la stessa lunghezza focale, con la stessa messa a fuoco (sulla gallina), ma con tre aperture di diaframma diverse, f 5,6, f 16 e f 32:

F5.6

 

 

 

 

Utilizzando un diaframma molto aperto come in questo caso f 5,6 , la profondità di campo è molto piccola, permettendo di isolare il soggetto messo a fuoco (quindi la gallina). In questo modo, si da più importanza al soggetto che risalta su tutto il resto e l’ attenzione dell’osservatore è concentrata su di esso.

F16

 

 

 

 

Impostando un diaframma medio, per questo caso f 16, la profondità di campo aumenta e, oltre alla gallina, anche il nano è nitido. Il gatto sullo sfondo non è così sfuocato come nell’esempio precedente, ma rimane comunque non nitido.

F32

 

 

 

Con un diaframma pari a f 36, la profondità di campo è molto estesa, e a dipendenza del punto di messa a fuoco, può coprire tutto lo spazio tra 2 o 3 metri fino all’ infinito. Come si vede bene nell’immagine, anche il gatto adesso è nitido. Nelle fotografie di panorami per avere a fuoco tutto il paesaggio che si sta riprendendo, è bene impostare un diaframma abbastanza chiuso.

Ecco qualche esempio pratico:

Paco

 

 

Per dare risalto al mio cane in primo piano, ho usato un diaframma pari a f 6,3 così da distaccare il soggetto dallo sfondo. Vista la piccola profondità di campo, il cane è rimasto bello nitido, mentre lo sfondo è diventato sfuocato. L’attenzione dell’osservatore è perciò attirata sull’animale.

moschera

 

 

Per questa foto panoramica, invece ho voluto lasciar nitido il più possibile, perciò ho usato un diaframma abbastanza chiuso in modo che il prato illuminato, quello in ombra, la collina e le montagne sullo sfondo rimanessero tutti a fuoco.

di Lurati Marco
Home > Documenti > Teoria > I tre formati principali